LO STILE ZAMLAP
Si indossa
sotto la pelle o il pelo
E’ l’esercizio costante della vigile falsificazione popperiana di qualsiasi
stile, ispirata all’anarchismo epistemologico, esercitato nell’ordinario fantastico
quotidiano, “sfottò” esistenziale, pernacchia metafisica, risata iper-omerica,
elegante, raffinato, silente manico d’ombrello estemporaneo, al destino cinico
e baro, alla guerra fuori dalle lenzuola, alla mezza cultura, ai piccoli
torquemada della burocrazia, al potere dei politicanti di cartone, ai ladri arricchiti e ricchi ladri, alle puttane
devote, all’assassino pietoso, all’usuraio onesto, all’amico dell’operaio, in
breve, un calcio, dove non batte il sole, ai
paraculi, di ogni ordine e grado,
appostati nella palude
insieme ai coccodrilli per azzannare
l’uomo.
In occasione del
raggiungimento del traguardo del 50° numero
Siamo
stati nuvola, è l’ora della tempesta, il fulmine della verità squarcia la
nuvolaglia delle tenebre, il tuono del risorto si fa vento visibile nelle
chiome squassate delle foreste. “Zamlap” non ha alcun stile definito o definibile, è lo
stile pragmatico al di là del visibile e
dell’invisibile, dell’imponderabile, dell’indeterminabile, dell’imprevedibile,
al di qua dell’umano, è l’ordine temuto dal caos, è l’affermazione
dell’esistenza quando la verità diventa tangibile, come la terra sotto i piedi,
alta come il cielo sopra di noi, incommensurabile come gli abissi delle acque,
pesante come la notte portata dalle eclissi, leggera come la piuma sulla
bilancia del giudizio celeste. Lo stile si afferma come la verità per evidenza
ed è superiore ad essa perché esiste senza bisogno di dimostrazione, si vede ad
occhi chiusi, è il persistente chiarore
del sole al cadere delle tenebre, la pennellata di luce intangibile dalla notte.
Zamlap nega ogni stile per affermarlo, in coerenza all’imponderabile,
all’invisibile, al mistero insondabile, è l’oblio di ogni stile per perdersi in
tutti gli stili, in una metamorfosi da far arrossire di vergogna un camaleonte
e diventare calvo un uccello del paradiso. Zamlap è stile insincero per onestà
in tal modo da consentire alla verità di
essere vitale, come mettere barba e
baffi alla Gioconda, ne svela il segreto aggiungendo un essenziale
visibile senza annullare il mistero dell’invisibile. La dimensione spirituale è
il contenuto ricercato dallo stile nell’azione. Fare il nodo alla cravatta
esprime il concetto con la banalità dell’essenziale. Non fa mai lo sforzo
superiore alle proprie stille di sudore. E’ connaturata la facilità come
proprio attributo naturale. Una caratteristica riscontrabile nella Creazione dove
ogni cosa avviene spontaneamente, quindi, naturalmente. Lo stile agisce in
conformità alla propria natura, fatto a misura per il proprio agire, perfetto
per questo, non ha mai la fronte imperlata di goccioline, il fiatone, il viso
contratto dallo sforzo, l’occhio stravolto, la lingua penzoloni. Non c’è nulla
che possa affaticarlo, lo stile riposa, la sua forza non è mai nuda ma vestita
di calma si trasforma nella eleganza dell’azione d’acciaio sotto il mantello di
velluto. Può nascondersi nel costume del clown il corpo di Cristo flagellato alla
colonna. Lo stile “Zamlap” è maschera di comico quando più è triste il mondo ed è necessario irriderne la
malvagità e prendersi gioco della stoltezza feroce. Ci si veste della pelle
delle belve uccise, la testa della medusa orna il nostro scudo, lo stile è
ostentazione di trofei. S
'addice soltanto ai guerrieri, a quanti combattono e vincono. I perdenti non hanno stile, la sconfitta è sincera e la sincerità è la morte dello stile. La menzogna bellica, quella consentita anche nelle guerre d’amore, è la sola a rendere invincibile il proprio stile. Per questo prima di avere un nostro stile dobbiamo costruirci la nostra personale menzogna, dobbiamo decidere quello che non vogliamo essere per mentire, palesemente, a noi stessi, e, segretamente, agli altri, che alla fine possiamo anche ignorare per insignificanza. Lo stile si specchia solo in se stesso, a differenza di Narciso, non ha bisogno di alcun lago dove ammirarsi. La lista del non-essere è infinita ma si riduce ad una sola voce, la volontà positiva di essere solo noi stessi. Tante cose non vogliamo ma una soltanto è quella che vogliamo: il multiforme, il contraddittorio essere nel non-essere, la falsificazione sistematica delle certezze date per quelle conquistate, non scartare mai la possibilità che possano essere erronee e considerare l’errore soltanto una tappa, la stazione anche dolorosa della salita alla vetta. Lo stile si perfeziona fino ad identificarsi con il nulla per non pesare, per avere la leggerezza del sogno, per operare il miracolo di fare tutto con l’esclusivo nulla. Solo così il proprio stile lo si conquista per sempre, diversamente diventa la condanna di Sisifo allo sforzo inutile, a simboleggiare la vigilanza su se stessi come un macigno, da portare fino alla cima per rotolare in basso e poi risalire, all’infinito o fino alla rinunzia. Lo stile per questo è una condanna da cui ci si libera per dominarlo soltanto se si rinunzia alla verità dell’oggi per aver in cambio la verità di sempre. Lo stile così acquista la sua caratteristica essenziale di essere senza tempo, al di là del tempo, ammantato dell’aura dell’eterno. Lo stile di oggi è la verità di ieri che sarà domani. Questo ci consente di avere dei punti di riferimento non esistenti nel presente ma appartenenti al passato e creati per il futuro. Non è possibile chiamarli per nome, appaiono come la nebbia dopo una fredda giornata di sole autunnale. Sono fantasmi, presenze, si rivelano solo a chi vogliono. Vanno e vengono, appaiono e scompaiono. Ci consigliano, danno l’ultimo ritocco all’immagine, quello da maestro. E l’aura intorno risplende, la parola nasce sotto le dita, il colore si forma nel dipinto, si trova il verso giusto, appare la visione sempre cercata, si indovina l’abbinamento impossibile, l’idea si fa azione, ci convinciamo della magia ma è soltanto padronanza dello stile, del proprio stile . Siamo in sintonia con la poesia dell’Universo, balliamo al passo della sua musica, danziamo la sua danza, il nostro cuore è all’unisono con quello degli angeli. Siamo pronti per la metamorfosi della nostra umana materia. E’ solo questione di stile. Non lo si afferma per scelta, è sacrificio delle incrostazioni convenzionali, prudenti, accettate, dei convenevoli intellettuali, delle concordate cortesie per ospiti armati di microbi letali. Non ci poniamo domande sulle illusioni. Lo stile non chiede mai, a nessuno. Non ha domande, distrugge le risposte. E’ il silenzio la sua voce, piena di ogni suono, come il nero di tutti i colori, assorbe la luce dell’arcobaleno a segnalare la presenza del tesoro seppellito nel suo cuore.
Lo Studio “Zamlap” con il suo staff progetta installazioni e collocazioni museali, realizza opere per collezioni private, crea design, è moda, letteratura, poesia, opera d’arte vissuta, teatro di formazione. Picasso disse: Datemi un museo, ve lo riempio. “Zamlap” dice: Nessun museo è pieno senza Zamlap. Gorge Sand disse a Flaubert: Talento, volontà, genio, sono fenomeni naturali come un lago, un vulcano, una montagna, il vento, una stella, una nuvola. Zamlap dice: Quello che in un tempo immemorabile è stato un lago, un vulcano, una montagna, un pianeta, una stella, una galassia, una nuvola, una tigre delle nevi, un elfo, un delfino, una tempesta, oggi è Zamlap. Picasso disse: Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso. Zamlap dice: Ho voluto essere me stesso e sono diventato Zamlap”.




































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